PELLEGRINAGGIO ALLA SAINTE-BAUME
di Ferzini Frans(2000) © L'Informatore del Marmista, Verona, Giorgio Zusi Editore, n. 465, pp. 100-109
Segni corporativi e marche di scalpellino rammentano la
devozione dei "compagnons" per la Sainte-Baume.
"Gli alberi parlano, gli uccelli mormorano nell'aria; laggiù nei
luoghi asciutti fioriscono i fiordalisi... e voi...via lavoratori,
abbracciatevi senza più tardare! Non c'è che un Dio; siamo tutti
fratelli: ecco il gran Segreto, ecco il gran Dovere!"
(F. Mistral "Calendal").
Giungendo all'altopiano di Plan D'Aups, nei pressi della cittadina
di Saint Maximin, una barra rocciosa che si allunga da est verso
ovest per 12 km di lunghezza, si erge da una verde foresta dai
freschi e balsamici profumi di Provenza. Al centro della parete
rocciosa esposta a nord la levigata falesia strapiomba dirupata per
150 metri e nel suo cuore si spalanca una tenebrosa caverna
anticamente chiamata "Baoumo", divenuta in seguito ai processi
storici la Sainte-Baume da cui il massiccio montuoso assume il nome
nel duplice senso linguistico di grotta e balsamo ai quali la parola
Baume si riferisce.
Per accedere alla Sacra Grotta si deve salire per più di mezz'ora
dal Plan d'Aups attraverso una foresta densa di querce e faggi, in
cui frescura e umidità signoreggiano sul sentiero chiamato "Canapè"
che ben presto conduce alla gradinata di roccia squadrata, che porta
alla grotta occupata da un santuario settecentesco al quale non è
possibile accedere in seguito al crollo di alcune rocce che ne hanno
messo a repentaglio la stabilità e sicurezza.
Il sentiero prosegue inerpicandosi sulla cima del Pic du Saint Pilon
ove il Mistral spazza costantemente le rocce smussandole e
arrotondandole e inondando di lavanda e di pino una cappelletta
solitaria, il Saint-Pilon. Esso, costruito con massi sommariamente
squadrati è costituito sostanzialmente da un cubo con un portichetto
a pronao antistante, divisi da un cancello a grata di ferro. Il
colmo del tetto, un cerchio aperto, lascia che vento, sole ed acqua
giochino con l'interno spoglio, unicamente arricchito da un piccolo
altare e da una statua marmorea della Santa Maddalena. Per terra, un
tappeto d'offerte e biglietti di preghiere, richieste, suppliche che
il vorticoso rumore del vento sembra portare in alto.
Sull'ingresso e sulle rocce circostanti, segni corporativi e marche
da scalpellino rammentano la devozione dei compagnons per questo
luogo ma anche le loro dispute, narrate nel Calendal di Mistral ,
ove i discepoli di Maitre Jacques e quelli di Pere Soubise si
affrontano a colpi di compasso, squadra e maglietto, arrossando le
rocce e gli sterpi del sangue fratricida.
Ma dunque è bene che io ricordi le motivazioni di tanto ardore e
devozione per questo luogo da parte degli scalpellini. Secondo
l'antichissima tradizione Maitre Jacques, il padre leggendario dei
Tailleurs de Pierre, dopo aver collaborato con Hiram alla
costruzione del tempio di Re Salomone, sbarcò a Marsiglia alla
ventura operativa in compagnia di 13 Compagnons e 40 discepoli,
viaggiando per 3 anni durante i quali dovette sfuggire agli
attentati dei discepoli di Pere Soubise, suo collega legnaiuolo al
tempio di Salomone, i quali sostenevano di primeggiare nel diritto
tradizionale e dunque nell'operatività territoriale. Egli si ritirò
in eremitaggio alla Sainte-Baume, ma durante una meditazione, nei
pressi del Saint Pilon, ricevette un bacio da un discepolo
traditore, che similmente a Giuda diede il segno convenuto a 5
assassini, che piombati addosso al Maestro lo uccisero con 5
coltellate. Maitre Jacques morì perdonando i suoi nemici e fu
sepolto nella chiesa di Saint Maximin.
Un'altra concomitanza spinge i Compagnons a recarsi alla
Sainte-Baume almeno una volta nella loro vita, quella relativa agli
ultimi anni di vita della Maria Maddalena.
Cacciata da Gerusalemme dalla persecuzione creatasi dal dilagare del
cristianesimo dopo la resurrezione, si trovò ad approdare con una
barca, lasciata al libero destino, alla località sulle bocche del
Rodano, chiamata Sainte-Maries-de-la Mer, in compagnia di Maria di
Betania e Maria di Gesù, Lazzaro e la sorella Marta; la Maddalena,
dopo un periodo di evangelizzazione per la Provenza, decise di
ritirarsi in meditazione alla Sainte-Baume e terminare la propria
vita in preghiera. Sentendo venir meno le forze decise di scendere
al piano e morì tra le braccia di San Massimino, vescovo di Aix,
nella località chiamata Petit Sacre Pilon, ove è visibile una stele
colonnare in pietra con l'immagine della Maddalena sollevata in
cielo dagli angeli.
Fu anch'essa seppellita nella chiesa di Saint Maximin nel punto in
cui ancora è visibile l'antica cripta del IV secolo.
Al pari di Maitre Jacques, la Maddalena è patrona dei Compagnon,
simboleggiando il ruolo della donna nel Compagnonnage poichè essa
traccia la via da seguire, che partendo dal pentimento ai piedi del
Cristo, lavando i suoi piedi con le lacrime e profumandoli di puro
balsamo, passa al calvario della corce ed ancora presso il sepolcro
ove ricevendo l'apparizione del Risorto con la formula "Noli me
tangere" ottiene il senso palingenetico a cui aspirare. E' questo
percorso, l'ideale di fondo di ogni Compagnon: andare dal visibile
all'invisibile. Fare del proprio mestiere una ragion di vita che
conduce "ad imitatio Christi", una trasmutazione che dalla pietra
lavorata passa alla propria realizzazione spirituale.
Al ritorno dal Saint-Pilon, là ove la Maddalena "...non consumava
cibo né bevande materiali..." secondo il martirologio del IX secolo,
si prosegue al "Cammino dei Re", così chiamato poiché i reali di
Francia la percorrevano da Nas les Pins sino al Saint-Pilon. Esso
era costellato da 7 oratori fatti erigere dall'arcivescovo di Arles,
Jean Ferrier nel 1516, di cui 4 sono ancora visibili, rappresentano
i principali eventi legati alla Maddalena e sono incisi da segni
corporativi ed incisioni compagnoniche sul sasso lavorato e
squadrato a scalpello e semplici modanature e quasi contrastanti
raffinate cornici e racemi.
Ed è nell'austera chiesa gotica di Saint Maximin, dedicata alla
Maria Maddalena, che termina il Tour compagnonico, è in questa
chiesa dalla facciata incompiuta che avviene la conclusione
dell'addestramento professionale, umano e spirituale, qui dove
riposano le spoglie di Maitre Jacques e di Maria Maddalena, in una
cripta del IV secolo ove il sarcofago, in stile gallo-romano, ha
conservato il corpo della santa fino al 710 poi nascosto per
proteggerlo dalle incursioni saracene, reliquie di cui possiamo
vedere il teschio in una teca di cristallo, in questa stessa cripta.
Qui è il fulcro vitale della sacralità corporativa, sui muri spogli
della chiesa, a partire dalla cripta, brulicano i segni e i marchi
incisi, squadre e compassi, labirinti, asce, ferri da cavallo e nomi
estesi liberamente atti a dichiarare l'orgoglio del proprio stato
compagnonico, nomi di battaglia, come la Fidelitè de Cologne,
Raymond Le Poitevin, Bordelais l'Ami du Trait, ecc. Nomi che hanno
fatto del loro mestiere, una cattedrale d'armonia celeste.
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