CHIESA DI SAN GRATO GIA' SAN PIETRO VECCHIO - FAVRIA CANAVESE (TO)

di Frans Ferzini © Comitato San Grato di Favria Canavese (TO)


Nell'ipotesi delle variazioni strutturali del corpo di fabbrica originali che dalla purezza stilistica dell'anno mille, tipica di un Guglielmo da Volpiano, portano all'immagine attuale, vi è la possibilità della costruzione (se già non preesistesse) di due transetti o per meglio dire di uno a destra per bilanciare lo spazio occupato dalla base del campanile, facendo divenire la chiesa a pianta cruciforme dalla quale si sono ricavate le successive due navate laterali.

SANT'ANNA E MADONNA COL BAMBINO

Al di là di tale problema (ai posteri l'ardua sentenza) scorgiamo sul possibile transetto destro un ciclo pittorico interessante, dominato da una Adorazione del Bambino Gesù in cui la sintattia dei personaggi rimandano per legge di causa ed effetto all'accogliente atteggiamento del Bimbo.

Tuttavia sono i dipinti ai lati che colpiscono maggiormente la mia curiosità, quello di sinistra per l'immediata enigmaticità iconografica di Sant'Anna e a destra per un'esplicita rappresentazione simbolica di San Michele Arcangelo con San Pietro.

Sant'Anna! Pochi personaggi nell'universo agiografico sono così sconosciuti e al contempo così popolari. Di Sant'Anna nulla dicono i Vangeli e solo il Protovangelo di Giacomo, manoscritto del II secolo, ne fa mansione parlando dell'infanzia di Maria e pur tuttavia la tradizione si è impossessata del culto di Sant'Anna, e di suo marito Gioacchino, intrecciandovi attorno racemi di leggende forse fiorite dai nuclei di possibili verità sin dal VI secolo e con l'inserimento della santa del calendario liturgico nel 1584.

La nostra immagine ce la dichiara nella totalità iconica, posata in uno spazio astratto, assolutamente frontale e priva di una forma reale, in un luogo, forse mentale, in cui il tempo è come azzerato e pur tuttavia ci offre la cronaca di una sacra genesi di cui Lei è stupitamente genitrice.

Anche Lei come sua figlia ha partecipato ad una Annunciazione angelica così che, come in una spirale il passaggio genetico si confonde con quello spirituale nel filo conduttore che la porta direttamente al "Nipote".

Forse proprio la sua misterica identità ha permesso che la devozione le attribuisse le grandi qualità traumaturgiche e l'affidamento protettivo a molti mestieri e attività tra cui quella degli orefici e degli scultori, degli straccivendoli e delle lavandaie, delle sarte e delle ricamatrici poiché Sant'Anna è colei che storicamente "partorisce due volte" è particolarmente invocata dalle partorienti.

SAN MICHELE ARCANGELO E SAN PIETRO


Nella navata di destra e sulla parete di destra, ecco un monito esplicito: l'Arcangelo Michele, col suo insindacabile giudizio, e San Pietro (cm. 112 x 140). I due Santi nella loro associazione alludono sempre alla soglia che il trapassato può varcare se ne dimostra le dignità necessarie.

San Michele Arcangelo, il Signifer, ovvero che è alla testa dell'armata contro il male, contro il drago apocalittico, è anche colui che guida le anime che salgono al cielo, ma non prima di aver soppesato il loro cuore, la loro coscienza. Eccolo dunque mentre blocca (ma non uccide) il drago demonio con una lancia (simbolo più appropriato di San Giorgio), anziché la classica spada di fuoco, mentre nella sinistra opera nella delicata psicostasi, la pesatura delle anime che permette ai puri di spirito l'accesso al Paradiso.

Questo della pesatura è un ricordo antico passato in oriente tramite gli Egizi presso cui la dea Maat pesava il cuore del defunto, se questo era più leggero di una piuma poteva accedere al regno osiriaco. L'immagine del giudizio seguì l'invariata utilità della bilancia sino alle iconografie del nostro occidente, ovviamente con la necessaria variazione dei simboli e degli attori d'una scena propedeutica alla vita e alla morte stessa.

L'ABSIDE

Lo spazio è campeggiato dalla figura del Cristo benedicente, ossia Pantocrator dal significato letterale "tutto dominante", cosa che ci viene confermata dal globo che Egli sostiene con la mano sinistra. Sul globo vi è infatti una croce ovvero il dominio della spiritualità sul mondo materiale, il suo controllo affinché avvenga il trionfo dell'anima nel suo tempio corporale.

Nel cosmo absidale c'e un cielo stellato e come in ogni sistema celeste, esiste un sole centrale focalizzato nel punto ipotalamico del Cristo, punto in cui il compasso di Dio ha posto il suo centro totale ed al quale si estende l'universo conosciuto.

Essendo il voltino un quarto di sfera, da questo punto ideale si sviluppano, in cerchi concentrici, le energie e i valori simbolici di base dell'universo agiografico sino alla cintura absidale in cui il corteo degli apostoli formano il basamento idealizzato della volta celeste. Idealmente il centro si sposta ancora più in basso in una possibile cripta o zona oscura in cui non solo riposa il corpo di un santo martire, ma dove le buie potenze apocalittiche sono controllate e canalizzate verso il punto più alto, al di sopra della volta stessa ove, ancor oggi, le antiche mura romaniche non visibili esternamente, formano il coronamento sacro i cui archetti pensili non sono altro che gli archi di sostegno della Nuova Gerusalemme.

Il volto cristico ci appare formato secondo la tradizione grafico-simbolica dei tre cerchi secondo il canone dei monaci del Monte Athos.

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L'intera figura cristica è conchiusa in una mandorla, una "vescica piscis", che è al contempo simbolica e stratagemma grafico.

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In questa cosmica dilatazione simbolica aleggiano come portatori di verità gli attributi dei quattro Evangelisti: l'Aquila (San Giovanni) e il Bue (San Luca) sulla destra di Cristo, l'Angelo (San Matteo) e il Leone (San Marco) alla sua sinistra, in base al canone dettato dalla visione di Ezechiele che li vede nell'atto di sorreggere "... una volta splendente come cristallo, tesa al di sopra delle loro teste...".

E' una campana celeste che si regge sulle quattro costellazioni corrispondenti nella banda zodiacale: il toro, il leone, l'uomo e l'aquila che i vecchi testi menzionano vicino al meno citato scorpione e che disposti in un ordine ad X formano con l'immagine del Cristo, centrato in un asse verticale il Crismom, il monogramma di Cristo che diviene Cosmocratore e Cronocratore, ossia, Maestro indiscusso dell'universo e dei suoi ritmi ordinati nei quattro angoli spaziali.