RESTAURATE LE LASTRE DELLA "BELA ROSIN"

di F. Franchi © L'Informatore del Marmista - Giorgio Zusi Editore


L'opera funeraria è in Nero del Belgio Namur ed ha richiesto un paziente lavoro di recupero.

"La Bela Rosin" è il nome popolare della contessa Rosa Vercellana Guerrieri di Mirafiori, moglie di re Vittorio Emanule II.

Nata a Moncalvo (Casale Monferrato) nel 1833 e morta a Pisa nel 1885, nell'anno 1847 si reca a palazzo per presentare una supplica in favore del fratello soldato e conosce il sovrano, allora principe ereditario, suscitando in lui un profondo sentimento. Nominata contessa di Mirafiori e Fontanafredda, nel 1869 sposa il re religiosamente e nel 1877 morganicamente. Ha due figli, Vittoria ed Emanuele Alberto, venuti alla luce nel 1850 e nel 1851.

Le lastre funerarie della sua tomba, site in origine nel mausoleo di Mirafiori, sono traslate al cimitero monumentale di Torino per sottrarle al pietoso degrado in cui versano.

Gli eredi dei Savoia affidano il lavoro di restauro alla ditta Fratelli Sommo, uno dei più vecchi laboratori di marmo di Torino

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L'operazione consiste nel sistemare 4 lastre in marmo Nero del Belgio Namur, una della Bela Rosin con stemma e 3 dei successori, gravemente danneggiate. Di queste ultime, due sono troncate a metà nel senso della larghezza. L'ultima figura in più pezzi, abrasa e "cotta", quasi illeggibile.

I restauratori ripristinano le lastre spezzate riunificando i frammenti con mastice nero e rilevigano cautamente a macchia la superficie onde eliminare le parti sfarinate, la calcarizzazione grigiastra e malsana, sino ad arrivare "al buono" e senza pregiudicare la zona epigrafica. I manufatti vengono poi fissati su una lastra di serizzo per preservare il Nero del Belgio dal contatto con il terreno e trattati con idrorepellente. La lastra del conte Gastone Guerrieri, data la sua irrecuperabilità, viene eseguita ex novo.

I Fratelli Sommo si occupano della finitura della lastra in Nero del Belgio e danno l'incarico dell'incisione delle lettere allo scultore Frans Ferzini. Il quale, dopo frottage delle lettere sull'originale, ricostruisce l'intera epigrafe.

Per la buona fattura dell'intero complesso si decide di non intervenire con il colore nei caratteri e di affidare alla cromia chiaroscurale la fruizione delle lastre, che vengono poi collocate a terreno.

La lastra di Rosa di Mirafiori, ancora in discreto stato, campeggia sul muro di fronte, con lo stemma del casato.