RESTAURO A PINEROLO: UN ANGELO FUNERARIO

di Giulio de Lorenzi © Marmor - Giorgio Zusi Editore


Intervento dello scultore Frans Ferzini su una preziosa statua in marmo Calacatta, opera dell'artista Odoardo Tabacchi.

Lo scultore e scalpellino torinese Frans Ferzini ha recentemente provveduto al restauro di una statua particolarmente preziosa ubicata nel camposanto di Pinerolo. Si tratta di un angelo firmato dal celebre artista Odoardo Tabacchi, nato a Valganna nel 1836 e morto nel 1905. Le sue creazioni funerarie sono disseminate nei principali cimiteri monumentali del nord Italia, ma in particolare a Milano, Varese e Torino.

L'opera è in marmo Bianco Calacatta di discreta qualità commerciale. L'unico difetto è costituito dalla presenza d'una vena longitudinale al blocco che, partendo dalla fronte del cherubino, passa attraverso il torace e prosegue fino alla fase tramite il prospetto del panneggio.

La statua era in forte stato di trascuratezza sia sotto l'aspetto della pulizia che della prevenzione conservativa. C'era innanzitutto una pianta rampicante lasciata crescere troppo facilmente. I rami basali si erano ingrossati e forzavano in una fessura. I racemi salivano inoltre lungo le ali di colonizzazione fino alle ascelle. L'azione delle muffe dichiarava poi un'espansione quasi totale sulla superficie lapidea. Si aveva infine l'aggressione dell'acido solforico causato dagli scarichi industriali, che stava producendo lo sfarinamento superficiale, l'aumento della porosità e l'apertura di piccole fratture.

Dopo una sagginatura vigorosa per l'eliminazione delle parti morte e secche, l'autore dell'intervento ha rimosso mediante potatura le parti vegetali e segato i tronchetti d'edera. Ha contemporaneamente ucciso le muffe vive tramite un antimuffa e successivamente risagginato l'intero manufatto. E' seguito un lavaggio a ruscellamento, completato con alcune applicazioni di carbonato d'ammonio e la stesura di gel specifico nei punti più difficoltosi. Molteplici sono stati i lavaggi con acqua demineralizzata ed infine si è passati ad un consolidamento mediante l'applicazione di silicato di etile e idrorepellente traspirante. Non essendo ricorsi ad acidi, si sono lasciate particelle più scure nei recessi più problematici, come nei colpi di trapano tra i ricci e in certe parti di merletto. In alcune zone sono apparsi affioramenti cromatici per lo più bruno-rugginosi a causa della maturazione dei litotipi e dell'imbibizione da soluzioni colorate. Il primo fenomeno è naturale e presenta il colore del tempo come autentico elemento di pregio del pezzo marmoreo, indicando anche lo stato di purezza originaria del blocco. Il secondo riguarda invece l'intera fascia inferiore del panneggio seppellita in uno strato di terra causa dell'assorbimento buniccio.

A lavori ultimati la stima dei peli lascia intravvedere un livello di rischio per le fratture sul cartiglio, fortunatamente sormontato dal busto centrale. Potrebbe trattarsi di peli causati dalle dilatazioni materiali del marmo, essendo quest'ultimo sempre in movimento nelle sue cristallinità compatte, e dal fatto che il nastro è ricavato dal blocco stesso con trattamenti laterali delle braccia aggettanti. Altri peli si sono rilevati nel punto di articolazione fra le ali e le spalle, oltre che sul collo.

Una frattura continua figura a livello del busto, proprio al di sopra del cartiglio, e taglia in modo trasversale tutto il blocco. Va segnalato inoltre un precedente restauro, durante il quale si è provveduto al reincollaggio dell'indice destro. Non si conoscono la natura del mastice, né la metolodogia seguita. Se la falange non presenta all'interno un'adeguata imperniatura, il pezzo è destinato primo o poi a staccarsi per essiccazione della colla, per porosità, urto meccanico di grandine e via dicendo. Per il restauratore è un sospetto fondato, dal momento che non esistono tracce esterne di ruggine, la quale dovrebbe costituire una conseguenza quasi ineluttabile, in quanto un tempo si impiegavano perni ferrosi o lignei e non il più moderno acciaio inox o la fibra di vetro.